rime sbagliate

Poche cose mi infastidiscono come i tentativi maldestri di fare ironia in poesia in modo sciatto e approssimativo. Succede spesso alla radio (programmi anche mediamente riusciti come Caterpillar e il Ruggito del coniglio ne sono esempi): il brillantone al microfono declama un ottonario col metro un po’ sbilenco, le rime che funzionano male farcito di banalità sciocche assortite, e noi dovremmo ridere, o quantomeno sorridere. Potrebbero ribattere che il metro e superato, che non ci si dovrebbe soffermare all’esattezza e al ritmo ma badare all’efficacia tutta dell’operazione. Invece stiamo lì, imbarazzati in un sorriso fasullo anche a noi stessi quasi vergognandoci per la figuraccia inconsapevole dei declamatori.

Arrivedere il filmato agevolato in calce rende l’idea altresì di comme anderebbe fatta anco oggidì semplice poesia quattro più quattro: non necissariomente in baciata da pupari, ma quantomeno limata a sufficienza da evocare gioia compiaciuta e vera.

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