fare bella la morte

Qualche sera fa ho visto Departures, un film giapponese che racconta la storia di un tanatoesteta (quei tizi che compongono e preparano le salme per la cremazione al cospetto dei parenti che assitono, così almeno succede in Giappone). E’ commovente e bello, e mi ha fatto riflettere vedere bambini piccoli che assistevano alla composizione del cadavere della nonna, e la compostezza e lo strazio e tutte le emozioni che possono esserci quando qualcuno parte.

Ho avuto la sensazione che sia un film difficile da capire completamente se non si ha l’esperienza di un lutto per una parsona cara e vicina, insomma che in qualche modo anche i lutti si impara a elaborarli solo se li si conosce, se li si è provati. E la relativa rarità con la quale ora li si ha (solo centocinquant’anni fa bambini e ragazzini morivano a mazzi in tutte le famiglie) ci ha reso forse meno capaci di proseguire con serenità da sopravvissuti ai defunti.

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One Response to “fare bella la morte”

  1. unastranastrega Says:

    ho pianto seicento litri di lacrime e pensavo “no, non posso singhiozzare”.
    non ricordo un film che mi abbia straziata altrettanto.


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