Post ignorantissimo

Una sorta di idolatria della scienza opportunamente insaporita da un libertarismo da cubiste è così divenuto la versione aggiornata e dominante del progressismo e del politicamente corretto nostrani. I fari dello spirito pubblico italiano sono ormai Umberto Veronesi e Piergiorgio Odifreddi. Tutto il resto è silenzio. In questa stupefacente condizione di resa intellettuale ai tempi, non c’è da meravigliarsi se la dimensione religiosa e la Chiesa, rimaste di fatto le sole voci significative a obiettare e a parlare una lingua diversa, raccolgano un’attenzione e un ascolto nuovi da parte di chi pensa che esistano cose ben più importanti della scienza.

Questo secondo Ernesto Galli della Loggia. E in parte è vero. Di scienza non capisce un fico secco  (sfido chiunque a trovarne uno che su due piedi sappia darne una definizione rigorosa) la quasi totalità dei cosiddetti intellettuali e non parliamo dei politici, per i quali l’unica arte appresa sembra quella della giurisprudenza ad usum cretini: basta leggere con attenzione il corpus dei nostri codici civile e penale per rendersene conto.

I fari dello spirito pubblico italiano sono ormai Umberto Veronesi e Piergiorgio Odifreddi.

Fosse vero non saremmo inguaiati come siamo. Capire noi stessi e il mondo senza scienza guardandosi l’ombelico è proprio la causa della paralisi intellettuale italiana, ancora schiacciata dalla separazione artificiosa tra umano e scientifico. (A proposito: qualche lettore volenteroso mi/ci spiega perché abbiamo addosso questa maledizione?)

Sulle cose ben più importanti della scienza invece EGdL toppa di brutto, di fatto dimostrando che nemmeno lui ha un’idea ben chiara di cosa la scienza sia.

ps
su ad usum delphini una inoppugnabile analisi della cialtronità, provocata dalla lettura del medesimo articolo.

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8 Responses to “”

  1. nikapov Says:

    “Cose ben piu’ importanti della scienza”. Tipo? La Madonna di Lourdes, il terzo segreto di Fatima? A cosa si riferisce il Nostro? Belle queste frasi ad effetto che non vogliono dire un cazzo. D’altronde mi son chiesto spesso se valga la pena discutere con uno che ha piu’ di un cognome.

  2. utente anonimo Says:

    “I fari dello spirito pubblico italiano sono ormai Umberto Veronesi e Piergiorgio Odifreddi”.
    Fosse vero, dici tu. E anch’io, peraltro. Con altri (Eco, solo uno…). La cosa nauseante è che EGdL crede che avere tali personaggi come “fari dello spirito pubblico” sia una disgrazia… Non oso pensare _chi_ il Nostro contrapponga a tali cattivi maestri. Neanche il coraggio ad indicarne uno…
    Piero

  3. arsub Says:

    una cosa è Veronesi, un’altra è Odifreddi, si confonde la seta con la lana (rispettivamente)

  4. adlimina Says:

    non sapevo che avessi postato sul medesimo orrore corseristico, la grazia è puro culo, o ce l’hai o non ce l’hai, e sull’inutilità della sapienza che invece dono non è, il nostro egdl ne incarna l’archetipo perfetto: leggere non basta, occorre leggere, rileggere, e anche allora non è detto

  5. AdRiX Says:

    Ah intendevo “sapienza” non come archiviare, la Britannica sarebbe sapientissima. Intendevo una facoltà di conoscenza che sa agire e sentire, una saggezza operativa che anche molto conosce e capisce, ecco.

  6. adlimina Says:

    ho provato a spiegare meglio, di là

  7. utente anonimo Says:

    Non scherziamo, ragazzi. In fondo ha ragione, il Galli della Loggia. Che m’immagino, coerentemente, assorto in una vita di riflessione ascetica nell’eremo della sua casupola di fango e canne (l’ingegneria è scienza) a vergare su pergamene o tavolette d’argilla i preziosi distillati di pensiero riguardanti un mondo che ahimè, conducendo una vita totalmente priva di tecnologia, conosce solo grazie alle comunicazioni di qualche viandante di passaggio.
    Troppa scienza e poca spiritualità fa male. Ed è per questo che il sottoscritto ha deciso (sì!) di riscoprire la religione. Mi sto già guardando intorno. Lo shintoismo, ad esempio, mi sembra interessante.

    Ivy

  8. aquatarkus Says:

    Ma dai, state ancora a leggerlo questo. Ha la faccia di quello che da ragazzino piangeva ai compiti in classe di matematica.


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