ancora su Starbucks

Qualche sera fa ho visto Il diavolo veste Prada. La trama si sviluppa su una ragazza, neolaureata, che per "fare curriculum" accetta di fare da seconda assistente alla potentissimissima direttora di una autorevolissima rivista di moda. Successiva trasformazione della ragazza da brutta anatroccola a splendida quasimodella (e vorrei vedere, col guardaroba e i makeup artists a disposizione). Successiva redenzione della ragazza, quando si rende conto che da grande vuole fare la giornalista e non nel campo della moda.

La strampaleria più grossa del film è la fissazione della onnipotente direttora, una signora abituata a lussi e comodità sesquipedali in ogni aspetto della vita (abiti casa cibo automobili.. tutto) che beve il caffè dal tazzone di plastica coibentata della nota catena di bevande al gusto di caffè.

Spiega 1 (fallace): gli americani, per quanto straricchi e potenti, sono ancora così rozzoni da non saper gustare il caffè, fatto con una macchinetta adeguata da miscela adeguata,  in una adeguata tazza in porcellana o ceramica,

Spiega 2: la nota catena ha foraggiato la produzione per comparire come status symbol, e la superdirettora nella vita reale mai e poi mai berrebbe il magma al vago sapore di caffè dalla plastotazzona.

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