Distopia

L’immagine sui suoi cristallini sintetici si sbiadì in un attimo, lasciando posto alla scena davanti a lui. Anche l’audio sparì, i trasduttori a iniezione cocleare impiantati nelle sue ossa etmoidi tacquero.

Stava guardando una sequenza di "casuali" sul suo servizio di personal media preferito, raccoglieva i filmati messi in condivisione da almeno tre generazioni di biologici connessi, e continuava a non capirli. Non li capiva più.

Alec era uno dei primi Singolari. Era una Persona Ibrida. Era lì quando l’esplosione esponenziale, la compenetrazione tra uomo e macchine era avvenuta, immediatamente prima del collasso economico che immediatamente l’aveva seguita. Ma un giorno delle poche settimane della Singolarità vi si era tuffato, con la megalopoli che abitava che cambiava di giorno in giorno, e da lontano, sugli enormi piazzali del porto, dove prima si accumulavano i container l’attività delle neomacchine ferveva come in un formicaio,. creando e modificando titaniche strutture metalliche intrecciate e polimorfe.

Lui c’era andato, mentre molti ne erano terrorizzati, era entrato in quella che veniva chiamata biofactory, all’esterno una piramide di parallelepipedi metallici multicolori, aveva pagato prosciugando le poche decine di migliaia di keuros che aveva risparmiato in dieci anni di lavoro, ed era uscito farcito di interfacce, integrazioni  e sostitutivi. Non sapeva più cosa fosse biologico naturale, cosa biologico sintetico, cosa siliceo del suo corpo e della sua mente.

Le entità singolari di sintesi, in un abbrivio dell’economia che le aveva generate, come prima cosa avevano promosso la Compenetrazione come merce. Erano caduti nell’equivoco che pone il denaro come misura di energia, e nella loro fame di nuovi nati avevano pensato di cibarsi per mezzo del denaro. Poche settimane, e capirono che per avere energia non serviva il denaro, se hai i mezzi tecnici, e le conoscenze per procurartela.

Le persone che avevano pensato di cogliere un’occasione dall’aumento incalcolabile delle loro facoltà con la compenetrazione ci avevano provato. E benché ora non sapessero più cosa erano state, potevano sopravvivere con agio: se non altro, procurarsi materia vivente da predare era diventato facilissimo.

Quelli che non ne avevano avuto il coraggio ora erano di fronte a due alternative: regredire ad una economia pre industriale, o perire.

I Nuovi, coloro che prima avremmo chiamato Macchine, invece semplicemente se ne andarono. Di quello che sarebbe stato della Terra non gli importava, volevano invece capire se non erano soli.

(copertina di Karel Tharkus, che sua sponte l’ha creata e che ringraziamo)

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14 Responses to “”

  1. aquatarkus Says:

    Bello, mi ricorda Samuel Delany.

  2. AdRiX Says:

    Per l’incasinamento dovuto alle troppecoseinunapagina? 🙂

  3. utente anonimo Says:

    il buffo è che assomiglia al nuovo Dantec. étonnant, non?

  4. AdRiX Says:

    Savasandir.

  5. aquatarkus Says:

    No. Per l’uso minaccioso delle Maiuscole.

  6. aquatarkus Says:

    Voilà, ti ho fatto persino la copertina stile Urania.

  7. inconnuaubataillon Says:

    o Aqua Thole? che poi faceva anche le copertine di Fantomas.

  8. EvaCarriego Says:

    oh, maquantabellaggènte, costì

    complimentoni, grafico e scrittore

    (non c’entra: ma vi ricordate quel comico grasso e biondo, Ernst, che non faceva ridere? Era il figlio: mi fece una strana impressione)

  9. AdRiX Says:

    Sapevamo, e a me Ernst faceva anche ridere.

  10. utente anonimo Says:

    già, la battuta del maschietto e della femminuccia (arf)

  11. sphera Says:

    Ecco, io regredisco volentieri all’economia pre industriale. Sto pensando di impiantare un pollaio, intanto.

  12. EvaCarriego Says:

    polli mutanti?

  13. utente anonimo Says:

    Bello & inquietante

  14. manginobrioches Says:

    ma mi pare che l’economia già funzioni così. non ci resta che l’atopia.


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